Rocco, francese di nobili origini, visse tra il 1295 e il 1327. Orfano in età giovane, donò tutti i suoi averi e partì in pellegrinaggio verso Roma. Arrivato in Italia dove infuriava la peste, si dedicò alla cura degli appestati e fu anch'esso colpito dal morbo. La leggenda narra che si rifugiò in un bosco e nei pressi del suo ricovero sgorgò una sorgente d'acqua mentre un cagnolino gli portava quotidianamente il pane rubandolo al suo padrone.
Quest'ultimo seguì il cane scoprendo Rocco che curò e sfamò. Rocco, guarito, riprese il cammino verso la sua patria ma sul Lago Maggiore fù accusato di essere una spia e arrestato. Venne incarcerato e morì cinque anni dopo forse nel 1327. Le sue reliquie sono custodite nella chiesa di San Rocco a Venezia.
Le Giudicarie , come il resto del Trentino , furono più volte nel corso dei secoli desolate da terribili pestilenze; se ne ha memoria nella diffusione del culto ai SS. Rocco, Fabiano e Sebastiano, nelle tradizioni popolari e nei documenti. La peste del 1630 si propagò per le nostre contrade risparmiando, come testimonia Guido Boni nel libro ¨La peste nelle Giudicarie¨, paesi come Bolbeno, Tione, Zuclo. Ecco probabilmente come nasce la devozione dei bolbenati verso San Rocco.
Il popolo venerava e pregava il Santo che aveva tenuto lontano il flagello ed in suo onore si recava in processione dal paese fino al Santuario della Madonna del Lares.
Un tempo la festività di San Rocco, che si festeggia il giorno successivo al Ferragosto, rappresentava un momento di festa popolare non solo religiosa, era e rimane una festa di paese con manifestazioni popolari.
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